Sabato 3 settembre a Lamon (BL) fra Fabio di Maria della Croce, frate della nostra Provincia veneta, è stato ordinato presbitero nella Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo diocesano Renato Marangoni, alla presenza del P. Provinciale, di numerosissimi padri della Provincia, dei novizi, studenti e postulanti, del clero locale, delle autorità cittadine e dell’aula gremita di fedeli.
E specialmente a questo Popolo di Dio ivi radunato si è rivolto il Vescovo nell’omelia: “fra Fabio è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre, cara comunità”. Esplicita citazione della seconda lettura della Messa domenicale, la lettera di S. Paolo a Filemone in cui l’Apostolo esorta il suo destinatario a riprendere con sé Onesimo, non più come schiavo, ma come fratello carissimo. Proprio come il nostro fratello Fabio – una conversione adulta - che dopo un lungo peregrinare esistenziale e dopo dolorosissimi lutti familiari, è poi rientrato nella Chiesa sua Madre, ricevendovi il posto eletto del sacerdozio (e complici son stati, su sua stessa ammissione, la Vergine e i santi carmelitani, che gli diedero “il colpo di grazia” per il suo ritorno alla fede e per il suo ingresso nel Carmelo, nel 2008).
Ma questo posto eletto, ha specificato il Vescovo, va ben inteso col Vangelo che si è ascoltato: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26).
Un posto di Amore e nient’altro, di quell’Amore che si fa servo della Chiesa e del mondo che il Padre ha tanto amato da dare Suo Figlio. Mondo alla cui redenzione, nell’intercessione personale della preghiera carmelitana e nel ministero sacramentale del sacerdozio, fra Fabio può ora validamente cooperare - dando così corpo a quelle struggenti parole scelte come motto per la propria ordinazione, tratte dalla terza romanza trinitaria del nostro santo padre e mistico dottore Giovanni della Croce:
“La sposa chinerò io sul mio braccio
E nel tuo amore, Padre, brucerà”.
Questa sposa altri non è che la Creazione, riportata dal Figlio e dai suoi ministri fra le braccia del Padre.
Ma non c’è migliore spiegazione, e miglior commento conclusivo del gioioso evento oggi celebrato, che riportare l’intera strofa da cui son stati tratti quei versi:
“Una sposa che t'ami, Figlio mio, donar ti voglio, che per tua grazia meriti stare in nostra compagnia e mangiar ad egual mensa di quel pane che mangio io, perché conosca i beni che raduno nel Figlio mio, e con me si rallegri di tua grazia e leggiadria». |
«Lo gradisco molto, Padre, - a lui il Figlio rispondeva -; alla sposa da te data mio splendore le darei, affinché con esso veda quanto vale il Padre mio, e che l'esser ch'io possiedo dal suo esser lo ricevo. Sul mio braccio reclinata, nel tuo amore arderebbe e in un diletto eterno il tuo bene esalterebbe». |
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